La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1963 del 28 gennaio 2025, si è pronunciata in merito alla disciplina dei costi “black list”, oggi regolata dall’articolo 110, commi 9-bis e 9-quinquies, del TUIR.
Secondo la Suprema Corte, l’interesse economico alla conclusione di un’operazione con un soggetto localizzato in uno Stato a fiscalità privilegiata deve derivare da un’esigenza specifica e concreta, che giustifichi la scelta di operare in tale giurisdizione. Tale interesse può, ad esempio, essere determinato da fattori legati alla produzione locale, alla qualità delle materie prime o a condizioni di mercato particolari che rendano necessario approvvigionarsi in quel determinato Stato.
Non è invece sufficiente, ai fini della dimostrazione dell’effettivo interesse economico, la mera convenienza in termini di costo rispetto a un’operazione equivalente condotta in un Paese a fiscalità ordinaria. In altre parole, la Corte ribadisce che il risparmio economico, se non supportato da ulteriori elementi che dimostrino la necessità o l’opportunità dell’operazione in quello specifico contesto, non può essere considerato una giustificazione adeguata per la deducibilità dei costi sostenuti in un Paese a fiscalità privilegiata.







